Porsche 356 Speedster, Cabriolet e Roadster a confronto
Le versioni scoperte della Porsche 356 si sono alternate per tutta la durata della produzione del modello. Ma quali sono le differenze, e come distinguere la Speedster, la Roadster, la Cabriolet e le altre varianti?
Tra tutte le varianti di carrozzeria disponibili per la Porsche 356, le versioni spider sono senza dubbio quelle che catturano maggiormente l'attenzione degli appassionati.
A seconda del periodo storico e delle caratteristiche di ciascuna versione, il produttore tedesco ha attribuito nomi diversi a questi modelli.
Alcuni di essi, come l'America Roadster e la Speedster, hanno una storia particolare, frutto dell'influenza dell'importatore americano Max Hoffman, che riuscì ad esercitare un notevole impatto sulle decisioni di Ferdinand e "Ferry" Porsche.



Porsche 356 Cabriolet del 1949: a sinistra e al centro il prototipo 356/2 002, a destra uno dei primissimi esemplari commercializzati.
La seguente tabella riporta tutte le versioni "scoperte", con i rispettivi anni di produzione:
| Modello | Anno di produzione |
|---|---|
| 356 Cabriolet | 1949 - 1966 |
| 356 America Roadster | 1952 |
| 356 Speedster | 1954 - 1959 |
| 356 Convertible D | 1958 - 1959 |
| 356 Roadster | 1959 - 1961 |
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Nell'articolo confrontiamo schematicamente le versioni, evidenziandone le caratteristiche principali per aiutarti a distinguerli facilmente.
356 Cabriolet e Speedster a confronto
Per semplificare la classificazione, suddividiamo le versioni "spider" della 356 convenzionalmente in due gruppi, principalmente in base alle caratteristiche esterne e interne della vettura.
- La Speedster e derivate Convertible D e Roadster.
- La Cabriolet.


Il confronto: a sinistra la 356 Cabriolet, a destra la Porsche 356 Speedster (Materiale commerciale Porsche del 1956).
Come visibile nelle due illustrazioni e nelle successive foto degli interni, la prima serie della 356 Speedster aveva finiture "inferiori" e si differenziava per alcuni elementi estetici, in particolare:
- Parabrezza più basso e curvato.
- Presenza di un listello in alluminio che corre lungo la fiancata, integrato alla maniglia.
- Scritta 'Speedster' posizionata in prossimità del parafango anteriore.
- Capotte semplificata che, quando raccolta, entra in profondità nella carrozzeria.
- Assenza di schienale nella panca posteriore.
- Finestrini laterali rimovibili realizzati in plastica morbida.
- Plancia e pannelli porta semplificati in vinile con viti a vista.
- Gamma colori per la carrozzeria limitata e in smalto sintetico (tipologia di vernice successivamente utilizzata per tutti i modelli).



A sinistra una Porsche 356 Cabriolet dei primi mesi del 1952, al centro e a destra una Speedster type-A rispettivamente del 1955 e pre '57.
Speedster vs. Cabriolet: gli interni a confronto
Gli interni della Speedster presentavano una plancia semplificata in tinta con la carrozzeria con la parte superiore imbottita, una sola maniglia per il passeggero e la scritta Porsche in oro.
In un certo senso, il design pulito rendeva la vettura esteticamente più interessante rispetto alla Cabriolet.
Le foto seguenti ritraggono rispettivamente la versione Cabriolet e Speedster del 1954 e aiutano facilmente a distinguere le due versioni spider.
Nel dettaglio, le immagini mostrano due esemplari all'asta di RM Sotheby's: una Speedster blu, venduta a Monterey nel 2021 per 687.000 dollari, e una Speedster modello '58, venduta per 263.750 euro nello stesso anno (immagine a destra).
La Cabriolet, immagine sulla sinistra, è andata all'asta di RM Sotheby's a Parigi 2025 con una stima compresa tra 175.000 e 225.000 euro, poi venduta a 158,700 euro.



A sinistra gli interni di una Porsche 356 Cabriolet, al centro gli interni della Speedster; entrambi esemplari del 1954. A destra gli interni della Porsche 356 A Speedster T2 prodotta a partire dal 1957.
Come visibile nella foto centrale, sulla prima versione della Speedster, il cruscotto si componeva di due grandi quadranti per velocità e contagiri, oltre che un piccolo termometro dell'olio.
A differenza di ciò che era previsto sulla Porsche 356 Cabriolet dello stesso periodo, erano assenti l'indicatore del carburante, il sistema di aerazione (aggiunto in seguito), il lavacristalli, le alette parasole, il posacenere, l'accendisigari e il vano per la radio.
A partire dal 1963, il lunotto poteva essere aperto grazie a una cerniera. Sulla Speedster, invece, era realizzato solo in plastica.
La storia della 356 Speedster
La Porsche 356 Speedster fu sviluppata su richiesta di Max Hoffman, che desiderava un modello economico adatto alle competizioni sportive e in grado di competere con le altre roadster americane. Anche il nome 'Speedster' fu scelto su sua indicazione.
Per soddisfare la domanda e, allo stesso tempo, contenere al massimo i costi, il produttore tedesco cercò di riutilizzare il maggior numero possibile di componenti, riuscendo nell'intento di mantenere il prezzo d'acquisto sotto i 3.000 dollari.
I nuovi interni della Porsche 356 A Speedster T2 (1957)
Una prima serie di importanti aggiornamenti furono rilasciati nel 1957 con l'introduzione del Technical Program 2 (T2).
La plancia mostrata nella foto seguente appartiene a un modello della serie 356 A Speedster T2, disponibile a partire dal model year '58.
Come si può notare, si distingue per il cruscotto dal design più sottile e armonioso, integrato con la curvatura del parabrezza.
Il quadro strumenti differiva dal precedente per la presenza di tre elementi circolari di uguali dimensioni.



A sinistra e al centro la Porsche 365 A Speedster T2. A destra la brochure della Porsche 356 C Cabriolet model year '64, con il nuovo frontale introdotto con la Type B (1959) e il lunotto in plastica con cerniera disponibile a partire dal 1963.
356 Convertible D: l'erede della Speedster
La Convertible D è stata il modello intermedio tra la Speedster e la futura 356 Roadster del 1960 (tipo 356B).
È una delle versioni più rare, con circa 1.330 esemplari costruiti tra metà 1958 e settembre 1959.
Inizialmente, questo nuovo modello fu chiamato Speedster D.
Per la realizzazione dei telai e l'assemblaggio delle carrozzerie, Porsche incaricò la Karosseriewerke Drauz di Heilbronn, che iniziò la realizzazione degli esemplari verso la metà del 1958.


La Porsche 356 Convertible D: a destra un prototipo. I fari posteriori erano a forma di goccia, come su tutte le altre 356 introdotte a partire dal 1957 (foto ufficiali Porsche).
Secondo alcune fonti, solo 2 esemplari furono equipaggiati con motori a quattro camme della Carrera, mentre il resto della produzione montava il motore 1600 o 1600 Super.
Le differenze tra Convertible D e 356 Speedster
L'intento di Porsche fu quello di mantenere per la 356 Convertible D uno stile simile a quello della Speedster, garantendo però un comfort maggiore, paragonabile a quello della Cabriolet.
Di seguito sono indicate le principali modifiche che la caratterizzavano rispetto alla Speedster che sostituiva.
- Parabrezza più alto, con una cornice più robusta e una migliore aderenza alla chiusura della capote. Il materiale era lo stesso, ottone cromato.
- Posteriore in comune con la Cabriolet.
- Finestrini con vetri e alzacristalli al posto delle tendine in plastica trasparente.
- Lunotto posteriore di dimensioni maggiori rispetto alla Speedster.
- Sedili simili a quelli della Coupé, dotati di imbottitura più consistente e, su richiesta, di poggiatesta. Le portiere erano provviste di tasca portaoggetti.
- Gli interni riprendevano la stessa plancia della Speedster introdotta nel 1958.
- Il cruscotto era predisposto per l'installazione di un posacenere e di una radio sospesa sotto di esso.
- Le modanature laterali in alluminio potevano essere rimosse su richiesta del cliente.
Fonti contrastanti – Come riportato da alcune fonti, solo 14 esemplari furono prodotti con la scritta laterale "Speedster D". Secondo altre, la scritta non è stata utilizzata nei modelli di produzione bensì solo sul prototipo.
Quello che è certo è che più di un esemplare con il badge "Speedster D" è andato all'asta nel corso degli anni.
356 Roadster sostituisce la Convertible D nel 1959
A breve distanza dall'inizio della sua commercializzazione, nel '59 la Convertible D lasciò il passo alla versione "Roadster".
La Porsche 356 Roadster era essenzialmente una Convertible D realizzata sulla base T5, con carrozzeria Drauz, e manteneva le principali differenze già note rispetto alla Cabriolet:
- Il parabrezza cromato.
- Le portiere prive di deflettori.
- La capote non imbottita.
- Il cruscotto in stile Speedster/Roadster.



A sinistra e al centro: gli interni e gli esterni della Porsche 356 Cabriolet T6 del 1962. A destra Porsche 356 Roadster in un estratto della brochure del 1960
L'impostazione della plancia rimaneva distinta dalla versione Cabriolet, ed era riconoscibile sia per la forma a sopracciglio del cruscotto, sia per il posizionamento dei tre strumenti circolari disallineati.
All'interno, la 356 Roadster riprendeva però alcune novità introdotte con la nuova serie 356 B, come il volante, la leva del cambio e le manopole di colore nero.
Non erano presenti né la radio né gli altoparlanti nei pannelli laterali.
Al posto del classico comando a manopola per il riscaldamento, venne adottata una leva situata alla base del cambio, mentre il vano portaoggetti con serratura della Convertible D era presente anche sulla Roadster.
La produzione migliore era quella belga
Verso la fine del 1960, la produzione della Porsche 356 Roadster fu spostata in Belgio presso D'Ieteren, poiché la qualità offerta da Drauz non soddisfaceva gli standard del costruttore tedesco.
L’azienda belga si occupava dell'intera realizzazione degli esemplari.
Complessivamente, furono prodotti 473 esemplari della versione T5 e, con l’introduzione della T6, furono realizzati altri 249 Twin-Grille Roadster (così come vennero chiamati) prima che la produzione venisse interrotta.
Decenni dopo, i collezionisti li avrebbero cercati non solo per la loro rarità, ma anche perché rappresentavano gli ultimi e i migliori modelli della linea Speedster/D/Roadster.
Fonte. Porsche 356 75th Anniversary (Motorbooks, 2023)
356 America Roadster del 1952
Tornando indietro alle origini della storia del modello, troviamo un'altra versione scoperta: la Porsche 356 America Roadster.
Anche in questo caso, la sua nascita si deve all'intuizione del dealer americano Max Hoffman che, ispirato da una 356 Coupé trasformata in spider per le corse da un certo Sauter, suggerì a Ferdinand Porsche di svilupparne un modello di serie.



1952 - 1953 Porsche 356 America Roadster - immagini ufficiali
Come base per lo sviluppo della America Roadster si riutilizzarono i disegni della roadster due posti Typ 540 firmati da Erwin Komenda, responsabile del design della Porsche.
Il risultato fu una vettura con carrozzeria in alluminio e portiere ribassate, che consentivano di mantenere il peso poco sopra i 600 kg.
Per quanto riguarda il motore, si decise di adottare il 1500 introdotto nello stesso periodo da Porsche per le altre versioni. La maggior parte degli esemplari della 356 America Roadster fu equipaggiata con il 1500S "Typ 527".
Carrozzerie prodotte da Gläserkarosserie
Ferry Porsche affidò la realizzazione della 356 America Roadster alla carrozzeria Gläser, già esperta nella produzione di cabriolet.
Il carrozziere bavarese si occupava di saldare e rifinire le carrozzerie in alluminio sul telaio della cabriolet, mentre la parte meccanica veniva installata successivamente nella fabbrica Porsche di Zuffenhausen.
La 356 America Roadster era destinata esclusivamente all'esportazione negli Stati Uniti, dove il mercato delle auto sportive europee era in rapida crescita.
I primi quattro esemplari furono spediti negli Stati Uniti nel 1952 e circa una dozzina l'anno successivo. Riscosse un buon successo tra i piloti amatoriali americani.
356 Karmann Hardtop
Oltre alla Coupé, alla Cabriolet e alla Speedster, la produzione della 356 incluse una versione particolare chiamata Karmann hardtop, conosciuta con il nome di "Karmann notchback".
Nel 1961, la carrozzeria Karmann di Osnabrück venne coinvolta per aumentare la capacità produttiva e, a partire dallo stesso anno, fu incaricata di realizzare la Karmann Hardtop, una variante con tetto rigido.



A sinistra una 356A T2 con hardtop, al centro e a destra come appare la "Karmann notchback".
Due versioni in due anni
Questo modello fu prodotto in due versioni: la prima, basata sulla serie 356 B T5 del 1961, era essenzialmente una cabriolet con l'hardtop saldato.
Con l'introduzione dell'aggiornamento tecnico T6, la vettura adottò una carrozzeria completamente dedicata. Il tetto non era più un semplice hardtop saldato, ma un elemento riprogettato, combinando il posteriore della cabriolet con il parabrezza della coupé del periodo.
A causa dello scarso successo commerciale, questa versione fu ritirata già nel 1962.
Bibliografia e Riferimenti
- Il libro Porsche 356: 75th Anniversary racconta la storia del modello, dalla sua nascita nel 1948 fino a oggi. Un volume dal prezzo impegnativo, ma veramente ben fatto e ricco di dettagli storici e tecnici.
- Il grande libro della Porsche 356. Ediz. illustrata, frutto di un'attenta ricerca tra archivi e auto d'epoca, è un ottimo riferimento, ricco di immagini storiche e informazioni sia per neofiti che per conoscitori del modello.
- Immagine di copertina di Treyperry.